Reprise??

Si può fare!
Riprendo a scrivere dopo mesi, in un nuovo anno che finora promette bene.
Ieri Barack Obama si è insediato come primo presidente di colore degli Stati Uniti d'America, in un giorno degno di essere vissuto, forse anche da lontano, pieno di speranze e promesse, colmo di sorrisi.
E' come se qualcuno avesse detto di dimenticare il passato, perchè il futuro e la libertà hanno in mano le nostre vite, più o meno. E nelle pagine che leggo, nella musica che ascolto riesco a respirarne un pò, a commuovermi e rassicurarmi che ogni cosa andrà al suo posto, più o meno.
Lunedì è uscito get On Your Boots, ed erano 4 anni e 4 mesi che gli u2 non pubblicavano un singolo "nuovo". In un certo senso l'aria di cambiamento sta di nuovo aleggiando.Non è come Achtung Baby, non è come Pop, ma sento che qualcosa cambierà di nuovo, finalmente.
C'è un verso che mi ha colpito soprattutto...anzi ne metto due. Il primo è di Appalachian Spring (versi di Ashcroft), il secondo è di Get On Your Boots. Il primo è una domanda e il secondo è una riposta. Alla fine, non c'è proprio nulla di strano nel credere nella strana alchimia della musica e delle parole:

Ashcroft :
- Does anybody know where we’re really gonna go? I was looking for answers in a soul In the feelings that a man can’t control

Bono:
- Here's where we gotta be, love and community, laughter is eternity, if joy is real... ..Let me in the sound, meet me in the sound...



Dove dobbiamo andare? Signori, guidateci voi...

Kaiser Chiefs - Employment

2005. Primo album dei Chiefs, recensione del tutto rinnegata. Ho scoperto che alla fine i Chief sono stati i meno peggio degli ultimi anni. Col secondo disco mi hanno stupito. Forse l'odio per l'eccessiva ondata indie di quell'anno mi fece ascoltare male...boh.



Non ho capito bene la funzione di questa nuova ondata di indie rock. Il problema è che sembra di avere a che fare con band "interscambiabili". E i Kaiser Chiefs potrebbero benissimo suonare un disco dei Mando Diao, o dei Libertines senza che nessuno se ne accorgesse.
I giornali e i ragazzini inglesi ne vanno pazzi, eppure ascoltando "Employment" colpiscono soprattutto, o meglio "solo" i richiami ai soliti Clash, ai Television, e pure un pochino di Smiths e i soliti Oasis (ascoltateli in Na Na Na Na). Modern Way è una bella canzone, cosi come i Predict A Riot (the stylish kid in the riot?), ma davvero non aggiungono nulla a quello che è la scena rock moderna, nessun innovazione a livello vocale, figuriamoci strumentale, eliminati i soliti timidi tentativi di mettere a caso un pochino di elettronica, cosa ne rimane? Un disco ascoltabile, certo, che presterete ad un amico e non vi interesserà riaverlo.

Ah, un'ultima cosa, la vera rabbia tale da scatenare una "riot", dove sta? È rimasta in London Calling?

Stereophonics - Language Sex Violence & Other

Altra recensione del 2005. Direi che ero rimasto deluso dal disco dei "nuovi" Phonics. Ancora adesso non riesco a digerirlo. Peccato!


"Un eccellente disco di rock moderno", e se lo dice l'NME, gli inglesi sono anche capaci di mandare una canzonetta carina come Dakota al n°1 in classifica. Il problema è un altro : ormai Kelly Jones non sa più dove sbattere la testa. Da autore di due godibilissimi album come i primi Word Gets Around e Performance & Coktails, ha giocato a fare prima il piccolo cantastorie acustico in J.E.E.P. e poi il nuovo "black crow" anni '70. Quello che ci piaceva di lui erano le ballatone strappalacrime, e alcune canzoni britpop suonate e interpretate meglio degli amici Oasis, ma adesso siamo proprio alla deriva.

Kelly Jones ha trasformato i suoi Stereophonics in un melenso tentativo di star dietro alle nuove band indie-rock che vanno tanto di moda adesso. Piccole intrusioni di elettronica nelle canzoni, non fanno un grande album, e nemmeno il falsetto alla Bono dei vecchi tempi, pezzi come "Brother", "Doorman", "Devil", "Girl", diciamoci la verità, sono abbastanza noiosi. La vecchia vena compositiva, quella che ci piace, è in un gioiellino inserito a metà album, come "Rewind", in cui un giro di chitarra scopiazzato dai Ride di "Vapour Trail", la voce di Kelly, e la batteria del nuovo arrivato Javier Weyler la fanno da padroni regalandoci una bella atmosfera.

La chiusura del cd, con "Feel", cerca di risollevare la situazione regalandoci un altro brano di grande intensità... ma nulla più.
Come disse il buon vecchio Keith Richards "Ritornate quando avrete più cose da dire".