The Fray - How To Save A Life

Che strano, ogni volta che parlo di 'sto disco coi miei amici e dico che son 2 anni che lo ascolto, tutti mi prendono in giro.
Beh, per chi non lo sapesse I Fray hanno licenziato quest'opera delziosa, delicata, diabetica nell'autunno del 2005. Non li conosceva nessuno. Non li cagava nessuno, che forse è ancora più esplicativo come termine. Poi è esplosa l'era delle serie tv, e da furbetti quali sono, i produttori, i registi, o chi ne fa le veci, hanno deciso (o si sono accorti) che How To Save A Life era una canzone carina, e che i Fray stessi erano così belli e dolci da poter davvero fare qualcosa. Così nel 2007 ci siamo trovati il tormentone primaverile, e senza chiederci da dove arrivasse lo abbiamo accolto a braccia aperte.
Questo perchè di una canzone ad alto tasso glicemico ce n'era proprio bisogno. (!?!?)
Isaac Slide sembra il cugino americano di Chris Martin (con le dovute distanze) e se si ascolta con attenzione l'album, l'unica cosa che viene da dire è "e dunque?"...Probabilmente la sensazione comune è quella di ascoltare un bravissimo mostro surrogato di Five For Fighting, Dave Mattews Band, Coldplay (ripeto, con le dovute distanze), Hootie And The Blowfish, Counting Crows, David Gray...e chi più ne ha, più ne metta!
Over My Head, l'arcinota How To Save A Life, Dead Wrong, la strappacuori Trust Me sono belle canzoni, ma credo che di certo pop rock ne abbiamo ormai abbastanza, soprattutto sono convinto che questa band ha qualcosa di davvero originale da poter dare. Nel 2008 uscirà il secondo disco, e allora vedremo se i Fray saranno riusciti a salvare la loro vita.

Canzoni da ascoltare : Over My Head, How To Save a Life, All At Once, Dead Wrong, Trust Me

Una Foto :
I The Fray al banco di prova...

Sito Web : www.thefray.net

Katie Melua - Pictures

Non so cosa ci sia di strano a suonare a 300 metri sott'acqua. Nè tantomeno so cosa si provi a scrivere un album come Piece By Piece. Katie Melua evidentemente ne è al corrente. Dopo due anni e una capatina nel mar di Norvegia, torna con questo piacevole disco che nulla aggiunge e nulla toglie alla sua carriera appena germogliata, ma che dipinge senza timore ogni piccolo istante in cui lo si ascolta.
Mentre scrivo queste righe Spellbound risuona attorno a me. Potrei addirittura farmi corrompere e lanciarmi in un volo più che pindarico di lodi per la dolce Katie. Ma non lo farò. Mi limiterò a dire che in questo album ci sono tante cose ben fatte, tanti spunti ottimamente conclusi, suoni ammalianti e generosamente zuccherosi, ma (è questo piccolo ma a complicare le cose!) è davvero tutto qui?No perchè ho la sensazione di spiccare il volo e poi non volo mai. E mi sembra di chiedere troppo. Perchè If The Light Go Out è così bella da far rivalutare tutto il disco e Mary Pickford è così dolce da far perdonare Katie per quel pizzico di sale che stavolta si è dimenticata in cucina. Al di là dei soliti confronti che si potrebbero fare con la compagna di pittura Norah Jones, stavolta la Melua rimane un pochino indietro, sarà la stanchezza o forse non riesco io a sentirla bene. Lei è così lontana, giù nel profondo del mare...

Canzoni da ascoltare : Spellbound, If The Lights Go Out, Mary Pickford

Una foto :

Sito Web : www.katiemelua.com

Led Books

Visto che nel post precedente ne ho parlato con il cuore in gola, quasi piangendo... (scherzo, non lo farei mai), metto qui a memoria futura i titoli di due libri secondo me bellissimi, diversi tra loro, ma ugualmente necessari per chi come me è cresciuto abbastanza dazed and confused da ascoltare gli Zep .

Il primo, è :
Il Martello degli Dei, di Stephen Davis edito da Arcana.
E' la madre di tutte le biografie degli Zeppelin. Un racconto mozzafiato delle vicende della band, dagli esordi allo scioglimento, dai New Yardbirds ai Nobs, a Bonham che muore decretando la fine di un'era. Le grupie di Page, gli eccessi di Plant e la quiete di Jonesy, qui viene raccontato tutto, lasciando spazio anche ad una figura come quella di Peter Grant, fondamentale per gli sviluppi della band. E poi sono tanti i personaggi che vengono introdotti, reali e poco conosciuti, come Roy Harper, folksinger inglese cui gli stessi Zeppelin dedicarono una canzone nel loro terzo album. Gli occultismi di Page, l'agricoltura di Bonzo, la famiglia di Plant, sono aspetti di una band che forse erano conosciuti solo dai fans più accaniti.
Stephen Davies compie un lavoro indispensabile per tutti gli amanti del gruppo e non solo. E' un libro che ti prende e che si fa leggere tutto d'un fiato e che a certi tratti sembra essere davvero un diario di viaggio di quella che è stata la più grande rock band di tutti i tempi.

Il secondo libro invece è un romanzo:
Io Suzy e i Led Zeppelin, di Martin Millar, edito da Baldini Castoldi Dalai.
E' una storia d'amore adolescenziale. E' la storia di un gruppo di amici, di qualcuno che si innamora di Suzy che però amava Zed e che lo tradì con il miglior amico del suo spasimante. E' la storia di ragazzini che giocavano a combattere le orde del male aiutati dagli Zeppelin, dalla loro musica, dai loro dischi. Suzy era la ragazza più carina della scuola, e lì a Glasgow sarebbero arrivati a suonare i Led Zeppelin. Un concerto dimenticato, di cui non parlerà nessuno, di cui pochi si ricorderanno, che però cambiò per sempre la vita di chi era presente.
Millar ha raccontato una storia bellissima, fatta di musica e poesia, narrata con le parole e con gli occhi dell'adolescenza.
Questo romanzo non è una pietra miliare ma nasconde tra le pagine una certa anima invisibile da chi non ha amato e sentito sue le note di Communication Breakdown, o di Stairway To Heaven da ragazzino.
La mia adolescenza è in un certo senso raccontata qui e forse anche quella di tanti altri. Ne sono più che sicuro.